mercoledì 20 febbraio 2008

Cronaca sadomaso di un pieno di benzina

I sexy shop falliscono, i professionisti del fetish perdono il posto, gli attrezzi del piacere sessuale urlano vendetta da quando esiste lui, il pieno sadomaso di benzina. Vuoi mettere le stupide fruste o le banali minigonne in cuoio nero con il brivido perverso di avvicinarsi a un distributore? Lo vedi dalla statale, metti la freccia e già ti coglie un fremito peccaminoso alla vista del tabellone: il costo della benzina vola oltre 1,40 euro al litro. Benzina verde non perché inquina meno ma perché ti lascia al verde. È proprio questo che ti stimola le zone erogene molto meglio dei vecchi e noiosi preliminari. E poi quella dicitura “prezzo consigliato” è così eccitante: sembra che nessuno ti imponga nulla, sei tu che vai liberamente incontro alla libidine. Sul piazzale devi scegliere: ”Fai da te” o “Servito”. No, il fai da te ricorda una pratica poco onorevole e allora ti butti sul servito. Arriva il tuo dominatore in tuta d’ordinanza e mentre le palpitazioni ti vanno a mille gli sussurri con lussuria “Il pieno!”. Non c’è stivale in latex, non c’è incatenamento o sottomissione bendata che regga il confronto con quella mano unta che apre il serbatoio e vi infila dolcemente la pistola, lasciandola per minuti a depositare il suo miracoloso propellente. Potresti impazzire a vedere quel tubo di gomma che si allunga a dismisura e che vibra sotto l’impeto voluttuoso del carburante. Dio, non ti par vero che quel prodigio sia tutto per te!Guardi il display che segna un euro dopo l’altro, poi 10, 20, 30, fin quasi a 80 e a quel punto il tuo subbuglio ormonale ti sembra al culmine. È una libidine paradisiaca, ma ancora non ti appaga: sei determinato a varcare le frontiere dell’ebbrezza masochista e allora pensi che il dominatore in tuta d’ordinanza ti sta truffando mettendoti meno benzina di quella che appare sul display. Non resisti, senti che il godimento sta diventando estasi ed emetti gridolini erotici davanti alla pompa. È allora che il dominatore scuote la tua carne con il colpo di grazia: due bollini, che sommati agli altri 148 fanno una superba padella antiaderente.Le membra ti tremano di piacere e percepisci la bava che si fa strada nella tua bocca: “Sì, mi dia anche una pulita al parabrezza, oh sìììì, lentamente… e prenda questo euro di mancia”.Riparti sgommando, ancora sconvolto dagli spasmi di piacere. È fuori discussione usare il trasporto pubblico, compiere un gesto di civiltà, rispettare l’ambiente e risparmiare soldi quando da automobilista puoi vivere l’esperienza di essere scorticato vivo con tale sadica maestria.Improvvisamente ti coglie il panico che tutto questo possa finire da un giorno all’altro. Rabbrividisci al pensiero di tornare al distributore e trovare la benzina a un costo ragionevole.Ma no, scioccone che non sei altro. Sai bene che se il prezzo del petrolio aumenta, le compagnie petrolifere chiedono al governo un decreto per alzare i costi alla pompa. La richiesta è rapida e il decreto pure. Se invece il prezzo del barile cala o l’euro si rafforza sul dollaro, il costo della benzina resta tale e quale a causa, dicono i petrolieri, delle tensioni geopolitiche internazionali. Sei rincuorato. Poi ti viene in mente che per ogni centesimo di aumento del prezzo del carburante lo Stato incassa 20 milioni di tasse in più. La tua eccitazione riprende vigore e schiacci con piede virile l’acceleratore per bruciare il tuo pieno in men che non si dica e tornare nell’Eden del piacere.

lunedì 18 febbraio 2008

La coerenza di Grillo e dei biscotti


Duecentomila tonnellate di biscotti di vari tipi vengono esportati dagli Stati Uniti in Europa ogni anno. Gli stessi Stati Uniti importano duecentomila tonnellate di biscotti di vari tipi dall’Europa. Il tutto utilizzando aerei, navi, autocarri, furgoni......il termine giusto è INQUINANDO!!.
Ma perché non si scambiano le ricette?.
Questa è una semplice quanto geniale deduzione che il Beppe Nazionale espone nei suoi spettacoli.
Da qui iniziamo per muovere una critica costruttiva al comico.
Un ragazzo americano ha pubblicato un video in rete, dal titolo "Messaggio per Beppe Grillo", dove, con una parlata americantoscana coglie una contraddizione nell’operato di Beppe Grillo e dà un suggerimento che è quanto meno da valutare attentamente. Acquistando i DVD dello spettacolo di Grillo, la spedizione avviene solo tramite PosteItaliane nel caso di utenti e con Corrieri nel caso dei negozi, il tutto utilizzando normalmente furgoni, ed il postino, con conseguente traffico, inquinamento etc. Questo per chi abita in Italia. Per le spedizioni all’estero si deve aggiungere anche l’aereo!!!!.
Il tutto per due DVD?????.
Caro Beppe, stiamo parlando di elettronica!!!. Proprio questo campo dovrebbe essere l’antesignano della spedizione via rete!!!. Ogni altro tipo è inutile e dannoso!!.
CREA UN LINK DOVE CHI HA I MEZZI POSSA SCARICARE IL TUO SPETTACOLO LEGALMENTE, PAGANDO L’ IMPORTO DOVUTO!!!!.
Con lo spettacolo potresti allegare anche le copertine da stampare!!!!.
Et voilà, il gioco è fatto!!!. Meno inquinamento, meno traffico.
BEPPE, SII COERENTE, NON FARCELO SCARICARE ILLEGALMENTE!!!!!!.
Il nostro intento è raccogliere tutti i commenti, (ne abbiamo anche da altri blog) che assieme ai VOSTRI, sia pro, sia contro, verranno inviati a Grillo per sensibilizzare sia lui sia il suo staff su questa incoerenza relativa alle spedizioni e al problema dell’inquinamento che ogni giorno diventa sempre più delicato . UN GRAZIE A CHI CI VUOLE AIUTARE!!!. PS: da domani sarà attivo un link (potete già vederlo) che archivierà tutti i commenti da inviare a Grillo.

giovedì 15 marzo 2007

Siamo NOI sotto accusa.....in difesa di Fabrizio Corona

Il titolo è provocatorio. In effetti, come si fa a difendere uno così?. Però bisogna chiedersi: Corona è l'unico colpevole?. No, dietro Fabrizio Corona ci sono dei “mandanti”…...Corona fotografava i tradimenti dei Vip e poi li ricattava vendendo loro le foto a peso d'oro. Facile dire: “un delinquente immorale”. Chi può parlare di morale?. Fabrizio Corona è figlio di una società che, in fatto di morale, in particolare sessuale, sta toccando apici di ipocrisia. E' la società fondata sul matrimonio (ora va bene anche quello civile), rigorosamente tra uomo e donna. Talmente naturale e talmente saldo, l'istituto difeso a spada tratta dal Papa e dai suoi boys, che poi basta una valletta a farlo vacillare. Ma non importa il contenuto, importa la forma. Basta salvare le apparenze. Basta che non si sappia. Basta pagare una foto, e tutto si risolve. La “legge di natura” è salva e libera di essere di nuovo violata, in privato e di nascosto. Fabrizio Corona ha capito quanto poteva rivelarsi profittevole questo gioco ipocrita, e ci ha fatto i soldi sopra. In un mondo dove conta solo il business, solo il profitto, non importa raggiunto come, chi può scagliargli addosso la prima pietra?. Noi sicuramente ci asteniamo. Perchè, perchè Fabrizio Corona è figlio anche di una società che rende sfacciatamente, vergognosamente ricchi i mediocri. Talmente ricchi che pagare una foto decine di migliaia di euro non è un problema di troppo conto: come incappare in una multa, “la prossima volta dovrò stare più attento”. Calciatori, politici, imprenditori e uomini di spettacolo. Chi li rende ricchi?. Noi, la "ggente", il popolino. Che da decenni li eleva a eroi solo perché vincono una coppa, da decenni li vota quando insistono a candidarsi persino da pregiudicati, da decenni ne acquista i prodotti e i servizi inutili se non dannosi, da decenni li guarda sproloquiare in tivù e li applaude a più non posso, specie se fanno discorsi qualunquisti (ogni riferimento al Pippo Baudo di Sanremo non è affatto casuale).
Fabrizio Corona ha spennato gente del genere. Mediocri arricchiti. Abbiamo trovato geniale la sua autodefinizione: “Sono come Robin Hood: rubo ai ricchi, ma per dare a me stesso”. Un'icona della società declinante in cui viviamo. Le pietre che riceverà addosso sono quelle che tipicamente colpiscono i capri espiatori. Fabrizio Corona è il tipico esempio di "fecondazione assistita", assistita dal popolino, e da i mediocri arricchiti.

martedì 13 marzo 2007

Il supermercato vaticano dei Valori

Nello stesso giorno in cui il Papa avverte i politici a non votare leggi “contro natura”, il rettore dell'Università Laterananse monsignor Fisichella minaccia con parole comuniste, eh eh eh, “riempiremo piazza S. Giovanni”, ed un altro porporato avverte i politici cattolici sulla inopportunità di fare la comunione dopo aver votato i Dico in Aula, convinto vi siano ancora politici che fanno la comunione. Nello stesso giorno, il più alto esponente della chiesa cattolica cristiana, dall’alto della sua immensa giustizia e visione divina, denominato Papa, sarebbe nostro signore in terra, mah!, riceve con tutti gli onori Vladimir Putin. “Colloquio lungo e cordiale”, “clima molto positivo”, informano concordemente sia il comunicato ufficiale della Santa Sede che i giornali cattolici.
Si è parlato dei diritti umani?. Della Cecenia?. Degli assassini sospetti come quello della giornalista Anna Politkovskaja e Ivan Safronov?. Delle condizioni del popolo dell’ ex Unione Sovietica dopo la tanto voluta caduta del muro di Berlino?.
Niente.
Ci sono valori e valori, ed ognuno sceglie quelli che preferisce, quelli che gli fanno più comodo, quelli politicamente corretti. E con pubblicità martellante dei telegiornali, e dei maggiori media, ci obbligano a sentire e a vedere solo i valori a loro più congeniali.
Come al supermercato.
Buon acquisto!!!!.

lunedì 12 marzo 2007

La libertà, la regola e il terrore

Jean Baudrillard è scomparso lo scorso 6 marzo. Ne "Le strategie fatali" (Feltrinelli '84) ci avvertì che la produzione delle cose, di tutte le cose, è soggetta ad un triplice passaggio consequenziale: la libertà, la regola e il terrore. Prendiamo l'automobile. I guidatori dei primi esemplari solcavano liberi (per l'appunto) gli spazi salutando, sciarpa al vento, i pedoni che si fermavano a guardarli incuriositi. Con i primi incidenti furono stabilite le regole; semafori, cartelli, passaggi pedonali ecc. Poi, mano a mano che la produzione s'è intensificata, ha instaurato l'epoca del terrore, nella quale le macchine ci sottraggono lo spazio, il tempo (fermi in coda per ore nel traffico) e addirittura l'aria che respiriamo avvelenata dai loro scarichi.
E la cosa s'adatta maledettamente bene a tanti altri aspetti, materiali e immateriali, della nostra "terrorizzata" condizione.

Di Antonio Ruggieri

domenica 11 marzo 2007

“La TAV e gli scheletri nell’armadio del Prof. Prodi” (censurato dalla stampa)

Leggete questo meticoloso articolo tratto da resistenze.blog.tiscali.it, è decisamente lungo, ma un problema simile non si può certamente sintetizzare.
Uno dei luoghi comuni su cui poggia il sostegno, pur non entusiasta, all'attuale governo è che un eventuale ritorno di Berlusconi getterebbe il paese nella catastrofe. E questa convinzione si basa a sua volta sulla contrapposizione tra un Prodi, democristiano moderato, ma "presentabile" e in qualche modo sensibile alla difesa degli interessi collettivi e un Berlusconi impresentabile in quanto portatore di interessi in proprio e disposto a perseguirli anche a costo di violare qualsiasi regola di legge e di moralità. Una tesi a cui si sovrappone una sottintesa rivalutazione del politico di professione, portatore di tutti i mali della politica, ma in compenso serio e competente e legato in qualche modo a un'idea di rispetto della legge, contro il parvenu, l'imprenditore fattosi da sé, che, proprio in forza di questa sua origine sarebbe guidato nelle sue azioni solo ed esclusivamente dal proprio interesse materiale.Un'analisi un po' più seria dei fatti e dei personaggi del capitalismo italiano dimostra che questo schema è una semplificazione per nulla disinteressata della realtà. Consigliamo a chi volesse farsene un'idea la lettura di un volumetto del '99 (Koinè Nuove Edizioni), "Corruzione ad alta velocità", scritto a sei mani da ferdinando Imposimato, Ds, magistrato e membro della Commissione Antimafia negli anni '90, insieme a un avvocato e un giornalista del Tg5. Le tesi raccolte in questo libello sono rigorosamente documentate e d'altra parte non risulta che mai siano state smentite dai diretti interessati, a partire dallo stesso Prodi. Nel 1992 Lorenzo Necci, amministratore delle F.S. crea due authorities: il comitato dei nodi e delle aree metropolitane e il garante dell'alta velocità. Garante viene nominato Romano Prodi, mentre del comitato fanno parte tra gli altri Susanna Agnelli e l'architetto genovese Renzo Piano. A tre mesi da questa delibera, contestata peraltro dai revisori dei conti delle F.S., Necci affida a Nomisma una consulenza su "l'analisi economica dell'impatto teritoriale". Nomisma è un vecchio baraccone democristiano di cui Prodi nell'81 è uno dei soci fondatori. Nel momento in cui la società riceve la consulenza Prodi è presidente del suo comitato scientifico e contemporaneamente Garante dell'alta velocità. E anche consulente della Goldman Sachs, all'epoca azionista in alcune società coivolte nell'alta velocità. Del resto qualche anno prima, quando Prodi era stato per la prima volta a capo dell'Iri, insieme alla moglie possedeva il 50% delle azioni dell'Ase, una società di consulenze con giri d'affari miliardari (ne esmineremo tra poco la funzione) e la "sua" Iri affidava consulenze alla "sua" Nomisma. Come si nota il conflitto d'interessi alberga non solo ad Arcore ma anche in quel di Bologna! La consulenza di Nomisma alle F.S. produsse 39 volumi contenenti affermazioni come: "La velocità è molto apprezzata perché consente di risprmiare tempo" oppure "L'elemento discriminante tra le poltrone contrapposte e quelle tutte orientate nella stessa direzione di marcia è che la prima disposizione tende a favorire la socializzazione, le seconde aiutano la privacy"!?!?!?!. Dopo che Prodi viene nominato per la seconda volta Presidente dell'Iri si dimette dalla carica di Garante (ma non da Nomisma né dall'Ase) e tuttavia torna a occuparsi di Alta Velocità in quanto l'Iri è general contractor e quindi responsabile dell'affidamento dei cantieri ai vari consorzi di società. Nei cantieri si verificano infiltrazioni di società in odor di camorra e una serie di attentati al tritolo e denunce da parte di dirigenti delle stesse F.S. cominciano ad attirare gli sguardi sospettosi di qualche magistrato, tra cui lo stesso Imposimato, membro della Commissione Antimafia. Tra le società sospette c'è l'Icla, finita nel mirino della Commissione sulla distrazione dei fondi per la ricostruzione dell'Irpinia, presieduta da Oscar Lugi Scalfaro. Una società di cui lo Sco del Ministero degli Interni scrive in un rapporto "che già all'epoca aveva evidenziato strane connessioni con esponenti del crimine organizzato e, comunque, era notoriamente considerata di proprietà dell'ex ministro Paolo Cirino Pomicino". Dalle risultanze delle audizioni in commissione antimafia risulta che la piena garanzia affinché l'Icla potesse lavorare sulla tratta ad alta velocità Roma-Napoli fu data proprio dall'Iri presieduto da Prodi, che firmò personalmente alcuni degli atti.Nel '96, dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni, Imposimato decide di andare a parlare col Presidente del Consiglio delle vicende dell'alta velocità in Campania, vicende in cui il suo intervento gli era costato una minaccia di morte da parte della camorra. "Entrammo accolti da un Prodi in grande forma. Ci salutò con cordialità e con quella giovialità che tira fuori solo nei momenti migliori. Al colloquio era presente anche quello che è stato a lungo l'uomo ombra di Prodi, il suo consigliere Arturo Parisi. Ma appena cominciai a parlare, per incanto, quel clima di affabilità e cortesia cambiò rapidamente. Mentre parlavo, mentre gli illustravo i risultati dell'indagine dell'Antimafia sull'alta velocità, che La Cera confermava, mentre gli spiegavo nel dettaglio la portata del marcio che si nascondeva dietro quegli affari, lo vedevo rabbiuarsi. Parisi annuiva, Prodi no. Più il tempo passava e più assistevo a una scena a cui non volevo credere: sprofondato nella sua poltrona, rosso come un peperone, Prodi mi guardava e taceva. (...) Stavo per terminare la mia esposizione in quell'atmosfera gelida quando si sentì bussare e nella stanza entrò Beniamino Andreatta, all'epoca ministro della Difesa. 'Scusate se disturbo - disse Andreatta - Romano avrei bisogno di parlarti, magari dopo..' Prodi sembrò scuotersi all'improvviso, come da un torpore. Mi sembrò che cogliesse quell'interruzione come un'ancora di salvezza. Si alzò di scatto e si precipitò verso Andreatta, afferrandogli la mano e invitandolo a entrare. Della stranezza della situazione si accorse anche il suo ministro che ci gettò uno sguardo tra il perplesso e l'interrogativo. Prodi si rivolse a noi solo per congedarci in tutta fretta, aggiungendo un furtivo ringraziamento per la visita. Non una parola di commento a quanto gli avevo riferito. Non un accenno". Una descrizione che combacia perfettamente con gli atteggiamenti del nostro in queste situazioni. Avrebbe potuto rispondere a Imposiamto che si trattava di questioni urbanistiche di competenza degli enti locali campani!Il 22 gennaio del '96 la GdF intercetta una telefonata tra il faccendiere Pacini-Battaglia, personaggio centrale di Tangentopoli e un altro protagonista di queste vicende, Emo Danesi.D: "Sembra che questa Iannini proprio abbia detto 'eh, lì vogliono salvaguardare Prodi perché hanno dato a Nomisma un miliardo e sei', roba del genere."PB: "Tre miliardi e otto"D: "Lei sa uno e sei".PB: risata.Nello stesso anno la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per Prodi e altri cinque mebri del Cda dell'Iri, tra cui Mario Draghi, per abuso d'ufficio in merito alla privatizzazione della Cirio-Bertolli-De Rica. Prodi e gli altri indagati avrebbero appoggiato la società Fisve (tra i cui soci figura Cragnotti) consentendole di acquistare il gruppo alimentare senza che la Fisve avesse le credenziali per procedere a tale acquisto e a condizioni di assoluto favore per l'acquirente. In particolare Prodi risultava essere stato dal '90 al '93 advisory director del gruppo Unilever, che tramite la Fisve aveva gestito la trattativa in quanto interessata a rilevare il ramo olio (Bertolli) del gruppo in vendita. Goldman Sachs era naturalmente advisor dell'operazione. Il Daily Telegraph, autore di un indagine successiva sul caso, accusò Prodi e la miglie Flavia di aver ricevuto diversi miliardi, tramite la Ase, proprio da Unilever e Goldman Sachs e proprio negli anni della privatizzazione del gruppo Cirio-Bertolli-De Rica. La Pm Geremia, che nel frattempo ha allargato la sua indagine alla vicenda Nomisma-Alta Velocità, viene fatta a segno di minacce telefoniche e trova nella sua cassetta delle lettere una busta contenente una sua foto e un coltellino. Il Procuratore Capo di Roma, che alla Geremia aveva affidato l'inchiesta, viene messo sotto pressione per la sua frequentazione di Renato Squillante, il famoso magistrato al soldo di Berlusconi e che all'epoca peraltro era un referente istituzionale di Coiro, in quanto responsabile del Gip alle dipendenze dello stesso. Coiro è costretto a lasciare la Procura di Roma, con la minaccia di un'indagine discipinare dal parte del ministero della Giustizia (affidato in quei mesi all'amico di Prodi G.M. Flick). La sentenza nei confronti dei cinque imputati è favorevolissima: assoluzione con formula piena. La sentenza avrebbe dovuto essere depositata entro il 23 gennaio del '98. Invece viene depositata il 9 febbraio, cioè due giorni dopo che la Geremia è stata trasferita a Cagliari. Col risultato che lei non può impugnarla.Ovviamente ogni ricostruzione può essere di parte e anche Imposimato può essere stato spinto da oscuri propositi a scrivere il suo volumetto. Ma il vero problema è: come mai la stampa, gli opinionisti, la satira italiana, tanto attenti alle malefatte di Berlusconi, mai e poi mai hanno messo queste vicende sotto la loro lente d'ingrandimento? Viene da pensare che se fosse andata diversamente e anche soltanto un decimo dell'interesse speso nei confronti del leader della destra fosse stato dedicato all'attuale Presidente del Consiglio, bene allora forse oggi il teorema per cui la lotta Prodi-Berlusconi è un'immagine dello scontro manicheo tra bene e male sarebbe un po' meno radicato nella testa degli italiani.
Oppure semplicemente capiremmo cosa c'è dietro a uno dei dodici punti del Prodi2, quella sulla Tav appunto!.
Fonte: http://resistenze.blog.tiscali.it/

sabato 10 marzo 2007

Ora o "mais" più

La cosa peggiore che Al Gore poteva fare a Bush, che gli scippò la Casa Bianca nel 2000, grazie a trucchi elettorali escogitati dal fratellino Jeb, governatore della Florida, è dire la verità sul futuro energetico del pianeta. E' una “scomoda verità”, che rende ridicoli, nonostante la ferocia delle guerre fin qui scatenate, i piani militari della Casa Bianca, alla disperata ricerca del possesso diretto dei pozzi di petrolio. Al Gore ha detto che biocarburanti rappresentano l'unica soluzione possibile per ridurre le emissioni causate dalle tonnellate di carburanti utilizzate in tutto il mondo per i mezzi di trasporto. Non lo ha mandato a dire attraverso il film, "Una scomoda verità", con il quale ha vinto recentemente due Oscar. Lo ha detto di persona, intervenendo a Bruxelles ai lavori del 'World Biofuels Markets'. Parlando a braccio ad una platea da cui erano rigorosamente esclusi gli organi di stampa, l' ex vicepresidente Usa dell'Amministrazione Clinton ha impressionato con le sue argomentazioni. "Ci ha fatto abbastanza paura" ha detto uno dei presenti all'Ansa “diventa imperativo agire entro i prossimi cinque anni”. Seconda Al Gore, allo stato attuale c'é un 90%, 99% di possibilità che le emissioni di CO2 continuino ad aumentare. “Siamo come un malato a cui un medico diagnostica la possibilità di avere nel 90 %, 99% dei casi, un infarto”, ha detto. Al Gore si è spinto a sostenere che il problema assume una particolare gravità perché, se un tempo le variazioni avvenivano nell'arco di una generazione, ora si producono nel giro di mezza generazione, e questo ridotto spazio temporale non da molte possibilità di intervento. I 1300 partecipanti provenienti da 54 paesi, che partecipano al 'World Biofuels Markets', convocati per sviscerare i più svariati aspetti legati al mondo dei biocarburanti (da una visione del mercato globale, allo sviluppo dell'industria, alle opportunità finanziarie e di investimento, ad aspetti squisitamente tecnici) sembra siano riamasti sotto shock. E' uno stato d'animo assolutamente condivisibile. Le ultime guerre scatenate dai Bush, che col petrolio hanno fatto fortuna, si stanno dimostrando sanguinose, dispendiose, sia in termini umani che finanziari. Fanno male anche alla coscienza, e attentano alla nostra idea di libertà e giustizia, come dimostra l'emozione provocata dalla cattura del reporter Mastrogiacomo, di cui attendiamo con trepidazione notizie tranquillizzanti. Il tutto per una maledetta fonte di energia come il petrolio, capace di provocare un collasso al pianeta, in un arco di tempo inferiore al tempo previsto dai generali per vincere le guerre in Iraq e in Afghanistan o a quella che sta progettando il Pentagono contro l'Iran. Senza contare che ci sono due tecnici italiani dell'Eni, ancora ostaggi di una formazione militare nel Delta del Niger, che rivendica una migliore redistribuzione dei proventi dello sfruttamento del petrolio. Solo ieri Parlamento italiano ha stanziato molti altri milioni di euro per finanziare le missioni militari nell'area geopolitica tra le più ricche di petrolio del pianeta.
Il fatto che proprio un leader statunitense sia venuto a dimostrare che tutto questo è inutile, dannoso e dannatamente molto pericoloso, fa davvero un certo effetto.
Effetto serra, appunto.

giovedì 8 marzo 2007

Telecom e La 7

Mancanza di un progetto industriale credibile, penalizzazione delle risorse interne-giornalistiche e tecniche, a esclusivo vantaggio di fornitori, produttori esterni e consulenti, imponenti investimenti finiti sul binario morto, per tutti le centinaia di milioni di euro investite sul digitale terrestre, con il canale dtt sportivo gratuito avviato alla chiusura per decisione aziendale. Questa è oggi, al di là di rari programmi di “successo” a basso share e costi alti, tutti acquistati sul mercato, La7 , la tv del gruppo Telecom, parte integrante di Telecom Italia Media, società quotata in borsa, che, per quanto ci si sforzi di disegnare fumosi e futuribili scenari di media company ha scelto consapevolmente una linea editoriale rivelatasi negli anni rinunciataria. I giornalisti di La7 denunciano la gravità della situazione in cui versa l'emittente concessionaria di frequenze pubbliche dello Stato che doveva rappresentare il terzo polo tv: una voce essenziale per il pluralismo dell'informazione del nostro paese che così è invece messa a rischio. Il processo di svuotamento delle potenzialità industriali dell'emittente avviato fin dal 2001 con la progressiva esternalizzazione delle funzioni basilari, (strutture di ripresa, edizione, regia e diretta appaltate a società esterne, Euroscena in particolare) ha impoverito il patrimonio di professionalità interne e sviluppato al massimo grado la precarizzazione del personale tecnico-amministrativo. Oggi le produzioni maggiori (“Markette”, “Le Invasioni Barbariche”, “Crozza Italia”, ma anche il settimanale di attualità e inchieste condotto da D'Amico, il settimanale di politica “R come retroscena” di Verderami e “Tetris“ di Telese ) sono tutti format acquistati da Magnolia, Endemol, Wilder ecc. realizzati dalla Cinevideo di Milano presso la quale si intende addirittura trasferire la stessa struttura di messa in onda del segnale, oggi a Roma. L'informazione della redazione di La7, quella che racconta la realtà al di là delle chiacchiere in studio, quella delle dirette che doppiano l'ascolto medio di rete (5,33% speciale Vicenza 17 febb; 4,94 % speciale voto fiducia 27 febb.) dei reportage e degli speciali che avevano contribuito a dare visibilità, identità e credibilità all'emittente, è stata drasticamente ridimensionata e collocata in orari penalizzanti, a esclusivo vantaggio di costosi prodotti informativi realizzati esternamente e tutelati, nonostante i risultati d'ascolto negativi, con collocazioni d'orario premianti in termini di share. Un processo di marginalizzazione condiviso anche dalle direzioni giornalistiche avvicendatisi dal 2001 (Giulio Giustiniani - dir. editoriale e dir. News dal nov. 2001 al giugno 2006; Aldo Biscardi - dir. Sport dal gennaio 2005 a maggio 2006; Darwin Pastorin dir. Sport da Maggio 2006; Antonello Piroso dir. News da giugno 2006)
La redazione sportiva
All'inizio del 2004 la cancellazione dei tg sportivi quotidiani portò i giornalisti ad uno scontro durissimo con azienda e l'allora direzione unica. La serrata aziendale per impedire 2 giornate di astensione audio video fu denunciata dalla “Fnsi” e dall' ”Associazione Stampa Romana” con un ricorso presso il tribunale di Roma ex art. 28.Il giudice ha riconosciuto nel primo e secondo grado di giudizio le ragioni del sindacato condannando conseguentemente La7 per comportamento antisindacale e sancendo con una sentenza fondamentale per il giornalismo radiotelevisivo, il diritto alla forma di sciopero audio/video.
Un anno dopo nel gennaio 2005, dopo il fallito tentativo di appaltare a un'azienda esterna -la Frenter- l'intera programmazione del Dtt a pagamento, Aldo Biscardi viene promosso a direttore della nuova testata sportiva. Nell'autunno dello stesso anno arriva la “deportazione” dell'informazione sportiva sul canale Dtt free. Un'esperienza, caratterizzata da investimenti e relativi ascolti risibili, destinata oggi per decisione aziendale alla prossima chiusura.
La redazione news
Dopo lo smantellamento progressivo della vocazione all news (dirette e speciali sui principali eventi del momento) Il vicedirettore per le news Fotia viene chiamato a dirigere il nuovo canale Dtt free “news” in realtà mai nato. Nello stesso mese di Luglio 2005 Antonello Piroso si affianca a Giustiniani come vicedirettore. A settembre 2005 parte il nuovo tg delle 20,00: “piu' opinioni e meno fatti”, ospite fisso in studio, impaginazione virata al talk show, chiave interpretativa che in tutti i settori privilegia il registro società/costume/gossip. Con la maggior parte delle risorse concentrate sull'edizione di prima serata condotta dal lunedi al venerdi, dal vicedirettore Piroso, la prima e l'ultima edizione vengono confezionate con il minor sforzo produttivo possibile. Senza un budget definito le risorse destinate alla produzione quotidiana del tg calano, dirette e speciali si riducono. A marzo 2006 l'organico redazionale viene riorganizzato con una logica di ristrutturazione che cancella interi servizi, ruoli, mansioni e qualifiche. A giugno 2006 Piroso sostituisce Giustiniani che assume l'incarico di direttore per lo sviluppo editoriale di Ti Media. A settembre 2006 viene cancellato il settimanale di approfondimento della redazione “Effetto Reale”. E' cresciuto invece il ricorso a produzioni giornalistiche esterne: “In breve”, “Tetris”, l'imminente nuovo settimanale di attualità condotto da Ilaria D'Amico quello di politica di Veredrami.
Il caso Catania
Venerdi 2 febbraio 2007 a catania la7 ricopriva il ruolo di "host broadcaster" ovvero produceva (in proprio per il digitale terrestre ) l'evento tv che veniva fornito, in base ad accordi prestabiliti, a tutte le altre emittenti.
Le "forze in campo" nello stadio comprendevano: 12 telecamere; il circuito per la diretta con collegamento satellitare e la possibilita' di trasmettere live anche fuori dallo stadio; un inviato telecronista, un inviato "bordocampo", due commentatori ospiti ( Pizzul e Rambaudi ) un collega inviato della redazione news fuori servizio subito messosi a disposizione per un eventuale collegamento (volendo anche telefonico) dall'ospedale di Catania: in sostanza il massimo delle disponibilita' tecniche di la7 che rendevano possibile ogni forma di produzione. La notizia della tragica morte di Filippo Raciti è arrivata intorno alle 21,40: uno dei colleghi a Catania ha immediatamente chiamato la redazione news a Roma chiedendo indicazioni su cosa si intendesse fare. Il direttore Piroso presente in sede è stato immediatamente informato della notizia.
il vicedirettore responsabile dell'edizione ha comunicato ai collegi di Catania e all'ufficio centrale di Roma l'intenzione di non effettuare diretta e/o straordinaria e di coprire la notizia con due servizi nel tg della notte andata in onda alle 01,03.
Come confermato nell'incontro del cdr con l'a.d. Campo Dall'Orto, le direzioni news e sport non hanno contattato i responsabili della programmazione di rete per concordare eventuali iniziative sull'evento.
Catania è la prova concreta di une vera e propria scelta rinunciataria: La 7, contro ogni logica industriale e d'impresa, ha deciso di disinvestire sulle risorse interne, a cominciare da quelle dell'informazione autoprodotta, e preferisce essere comoda riserva di caccia per società di produzione note o in cerca di gloria, occasione ghiotta per fornitori di servizi e superconsulenti.
Uno scenario allarmante che i giornalisti da mesi denunciano con forza chiedendo ai vertici aziendali un cambio di rotta attraverso il rilancio dell'informazione e il chiarimento di rapporti tra rete, fornitori e consulenti .

mercoledì 7 marzo 2007

Storie infernali dal mondo del lavoro

Esce per i tipi di Einaudi la traduzione italiana di un'antologia inglese, dal titolo Cento lavori orrendi. Storie infernali dal mondo del lavoro, curata da Dan Kieran, che raccoglie i racconti inviati in dieci anni al sito The Idler.
Come era prevedibile, i lavori più orrendi sono quelli svolti al
telefono, come per esempio il "consulente per Internet", che così racconta la sua esperienza:
"Aiutare i clienti a effettuare la prima connessione non era poi così male. Spesso si trattava di persone che avevano cancellato per sbaglio dal computer i file di installazione; dopo aver spiegato per dieci volte la procedura di connessione cominciai anch'io a vedere la faccenda sotto nuove angolature. Non ci misi molto a capire che certa gente ha un'incredibile abilità nel mandare a puttane il proprio Pc un'infinità di volte ". "C'era la regola in base alla quale chi riceveva consulenza una volta, doveva poi chiamare la linea a pagamento. Costava una sterlina e mezzo, ma i clienti avrebbero trovato sempre me a rispondere. Un giorno stavo con un disabile che riusciva a stento a parlare e a sentire le risposte. Gli ci volle più di mezz'ora per spiegarmi il suo problema in tutti i dettagli, e anche se la durata massima della linea a pagamento era di dieci minuti, fui costretta a dirgli di chiamare quella".
C'è poi il venditore di assicurazioni mediche in un
call center: "Avete mai telefonato alla moglie di un uomo appena morto cercando di venderle un'assicurazione per malattie? O alla sorella di un bimbo cerebroleso?. Non vi racconto stronzate, succedeva tutti i giorni. Nessuna compagnia assicurativa copre questo tipo di persone e loro lo sanno bene".
Oppure l'operatore di una linea telefonica per reclami su carte telefoniche internazionali, comprate soprattutto da immigrati: "Vecchie donne indiane piangevano al telefono; uomini del Bangladesh minacciavano di mandarmi in ufficio i loro nipoti diciannovenni, perché le linee telefoniche non funzionavano mai, le carte si rompevano, i numeri segnati sulle carte non funzionavano; alla fine le chiamate diventarono davvero ingestibili e io, impossibilitato a risolvere i loro problemi, decisi semplicemente di smettere di rispondere". "Avevo escogitato un trucchetto: quando arrivava la chiamata rispondevo, mettevo il cliente in attesa e lo mollavo lì. I clienti erano convinti di essere in coda e restavano al telefono senza riagganciare: al computer e al mio capo risultava che avevo risposto e mi stavo prendendo cura di un cliente. Facevo finta di parlare con qualcuno e, poi, ad alta voce e gentilmente, risolvevo il problema".
"Lo stratagemma si diffuse presto tra i colleghi del mio "branco" (sezione del call center) e quindi nel resto dell'ufficio. Alla fine dubito seriamente che qualcuno rispondesse davvero alle telefonate. Un giorno fui convocato nell'ufficio del supervisore, e mi fu detto che il mio atteggiamento era sbagliato e che se non avessi cominciato a darmi da fare sarei stato licenziato. Non potevo credere che non mi stessero davvero rimproverando per quello che avevo fatto, e così mi alzai con calma e dissi: Questo circo è finito. Grazie e vaffanculo".

martedì 6 marzo 2007

Suicidio.......di Stato

Quello del giornalista può essere un mestiere facile: prezzolati e lacché del potere, lottizzati e ben pagati. Ce ne sono a centinaia in Italia e in Russia. Ed in questo Italia e Russia si assomigliano. Ma può essere anche un mestiere difficile, pericoloso e questo quando non si accettano compromessi con la propria coscienza e, conseguentemente, con il potere. E ce ne sono, per fortuna, ancora tanti di questa stazza in Russia, pochi in Italia, ma per loro, la vita è molto più difficile. Era così per Anna Politkovskaja, che ha pagato con la vita nell'ottobre 2006 il suo amore per la verità. E cosi è stato per Ivan Safronov, redattore specializzato in argomenti militari e dell'intelligence del quotidiano russo Kommersant. Lo hanno trovato venerdì sera 2 marzo sul marciapiede dello stabile dove abitava, in Nizhegorodskaya Ulitsa 9, nella zona sud est di Mosca, dopo un volo di cinque piani, strano abitava al terzo. Gli inquirenti del quartiere Taganskaya, competenti per le indagini del caso, hanno subito parlato di suicidio e tanta fretta nel tracciare conclusioni lascia adito a molti sospetti. Safronov aveva un passato di militare di carriera (si era congedato con il grado di colonnello) e di frequente, anzi quasi sempre, interveniva dalle colonne del suo giornale, su questioni inerenti le forze armate, la politica di difesa e il pericoloso (dappertutto ma in Russia più che altrove) mondo dell'intelligence. Safronov con i suoi articoli aveva non poche volte irritato i vertici delle forze armate e sopratutto del FSB, l'erede del KGB. Le sue denunce avevano toccato diversi aspetti della decadenza delle forze armate, come il nonnismo, la corruzione e il peculato degli alti vertici, la carenza di quadri motivati e qualificati, la miserevole situazione delle paghe (che è la causa forse principale della corruzione) e l'assurda guerra in Cecenia, criticando sia le scelte politiche, sia quelle militari. Il Kommersant, in un lungo articolo, spiega che Safronov aveva avvertito i suoi colleghi di avere notizie sul piano russo di vendere armi a Iran e Siria ( parlava di un presunto accordo per la vendita dei missili "Iskander" a Damasco) via Bielorussia. Più volte gli organi di sicurezza avevano tentato di incastralo con l'accusa di rivelazione di segreti di Stato, ma Safronov, candidamente, aveva sempre dimostrato che le informazioni da lui "rivelate" erano state semplicemente tratte da pubblicazioni e siti internet, come nel caso di un reportage sulla fabbrica di missili Souyz-ST, quando l'FSB dovette lasciare in pace il giornalista ex colonnello, dopo che questi gli sbatté letteralmente in faccia il sito da cui le sue informazioni erano state tratte. Al suicidio non crede nessuno, anche perché Safronov non aveva motivo per suicidarsi ma molti ne avevano per suicidarlo. Ma a parte le considerazioni soggettive, è la dinamica stessa del "suicidio" che lascia perplessi: Safranov si è "suicidato" verso le 16,00 (in un'ora in cui la gente è al lavoro e gli stabili sono vuoti, vestito di tutto punto con cappello e cappotto e, accanto al suo corpo, giaceva una busta della spesa. Prova evidente, secondo Konstantin Lantratov, che il collega è stato tramortito e gettato dalla finestra quando rincasava. Un ipotesi condivisa da molti cronisti russi, tanto da spingere l'Associazione dei giornalisti ad aprire un'inchiesta indipendente. L'annuncio è stato dato dal segretario generale Igor Yakovenko, che ha ricordato come dal 1993 sono 214 i giornalisti uccisi mentre svolgevano il loro lavoro: "Siamo il secondo o terzo paese al mondo per quel che riguarda questa tragica classifica, dietro forse solo alla Colombia e forse all'Iraq"."Nessuno dei casi che riguardano la morte di un giornalista nel nostro paese, ha aggiunto Yakovenko, è mai stato realmente risolto". In alcuni casi sono anche stati individuati gli assassini, ma non sono stati processati. O addirittura non sono state aperte inchieste. In ogni caso, mai è stato individuato un mandante. "Siamo molto preoccupati del fatto che questi omicidi stiano aumentando e che questi crimini stiano diventando un affare che rende", ha ribadito il segretario generale dell'Associazione dei giornalisti russi, ricordando l'assassinio della giornalista della Novaya Gazeta Anna Politkovskaya.
Non vorremmo mai che accadesse in Italia, anzi ne siamo certi, non succederà mai in Italia!!!!. Troppo intenti a far marchette per il cliente di turno. Semplicemente sciacalli della notizia.

lunedì 5 marzo 2007

Le invasioni barbariche e la TV per Diliberto

Nell' ottobre scorso, ospite del programma "Le invasioni barbariche" punta di diamante de "la 7" condotto da Daria Bignardi, ci fu Oliviero Diliberto. A un certo punto la scaletta prevede “la pistola alla tempia”, ossia la scelta forzata per l'ospite fra due alternative, per lui palesemente nefaste. Il segretario dei Comunisti Italiani, fra il serio e il faceto, deve dire se preferisce cenare ad Arcore con Berlusconi, oppure passare una serata al Billionaire di Briatore. Diliberto esce dal vicolo cieco con una battuta di spirito assolutamente in tono con la tendenza sagacemente estrema della trasmissione e risponde: “al Billionaire imbottito di tritolo”, suscitando la comprensibile ilarità del pubblico in studio.
La società di Briatore lo denuncia e adesso è indagato addirittura “per istigazione a delinquere”.
Domanda; Previti è ancora agli arresti domiciliari?.
Mah!

domenica 4 marzo 2007

Professione?:....reduce di guerra americano.....

Riportiamo un filmato tradotto da Luogocomune.net, dove appuriamo che il nuovo capo del Pentagono, Robert Gates, ha licenziato in tronco Kevin Kiley, il nuovo Comandante dell'ospedale militare Walter Reid di Washington, che accoglie buona parte dei feriti di guerra reduci da Afghanistan e Iraq. Già da tempo c'erano state lamentele per le lentezze burocratiche che rendevano ancora più penose le sofferenze dei feriti di Walter Reid, ma ieri un articolo del "solito" Bob Woodward sul Washington Post ha fatto esplodere lo scandalo, …… rivelando al mondo le condizioni igieniche inaccettabili in cui i ricoverati sono costretti a vivere, circondati ovunque da sporcizia, topi, muffe e scarafaggi. La notizia interessante, in ogni caso, non sta tanto nel licenziamento in sè, ma nel fatto che questo è avvenuto perchè Kiley, invece di riconoscere il problema, ha reagito all'articolo del Washington Post sostenendo che fosse "non obiettivo" e inaccurato". Ha cioè sfrontatamente negato il problema, in perfetto "stile Rumsfeld", dove Abu Grahib era solo un problema minore limitato ad alcune mele marce. Senza quindi illudersi che il corso delle cose stia per cambiare più di tanto, possiamo almeno sperare che la vecchia squadra dei neocons, con la loro gutturale filosofia del predominio assoluto della forza fisica stia davvero facendo le valigie da Washington una volta per tutte. Se c'è un caso in cui qualunque "meno peggio" è mille volte meglio dell'attuale situazione, è proprio quello dell'establishment militare di stampo neocons che si è impadronito del Pentagono a partire dall'11 settembre 2001.

Qualche ulteriore info: Dopo scandalo, Bush lancia commissione su cure reduci Iraq (news Reuters riportata da Yahoo)

Il danno e la beffa (Peacereporter)

Soldati coi debiti (Effedieffe)

Quanti americani uccisi in Iraq? (Effedieffe)

Soldati USA contro mercenari USA (Effedieffe)

sabato 3 marzo 2007

Don Ruini e il Compagno Andreotti

Se Giulio Andreotti non fosse un clericale con scarsa percezione della differenza fra Stato italiano e Stato Vaticano, pronto a tutto pur di compiacere la parte peggiore del clero romano. Se Giulio Andreotti non avesse collezionato nella sua discussa e lunghissima carriera un bel po' del peggio di quanto la politica di questo paese ha prodotto. Se Giulio Andreotti non fosse uscito solo per il rotto della cuffia da un processo per associazione mafiosa. Se non sapessimo che anche le poche parole pronunciate ieri sono al curaro. Se insomma Andreotti non fosse qual è, vorremmo applaudirlo per quanto ha detto: “Non c'è più l'Unione Sovietica, e dunque perché raddoppiare la base di Vicenza? Che bisogno c'è di altre strutture militari? Il terrorismo non si combatte certo dagli aeroporti”.
Sante parole in bocca a Lucifero.
Di Salvatore Scaglione

venerdì 2 marzo 2007

I precari calabresi, la Hunziker, Padoa Schioppa e la Rai

Un gruppo di lavoratori precari, dalla Calabria, ha scritto al Ministro del bilancio. Ha rilevato che con il compenso elargito a Michelle Hunziker per il festival di Sanremo, si sarebbe potuto stabilizzare almeno 50 (cinquanta) di loro, con contratti a tempo indeterminato. Padoa Schioppa ha fatto i conti e non ha potuto non essere d'accordo. Gli alti dirigenti dell'azienda radiotelevisiva di Stato, riferendosi alla vicenda, hanno pensato a un "peloso moralismo", nel timore che l'operazione di ragioneria dei precari calabresi possa passare dalle tasche della Hunziker alle loro. Chissà.
(Antonio Ruggieri)

mercoledì 28 febbraio 2007

Presi per il culo….

In questi giorni sono arrivate in numerosi negozi, le nuove disposizioni dei gestori di telefonia mobile, in previsione dell’attuazione del decreto Bersani, che, come ben sapete, ha attuato l’ abolizione dei costi di ricarica del credito telefonico. Decreto che porta il nome del ministro, ma che in realtà, palesa il fatto che per l’ennesima volta il lavoro “oscuro” di certi cittadini, venga usato dai politicanti per la propria propaganda. Premesso anche, che a nostro parere come di molti altri osservatori, i costi di ricarica nulla hanno a che vedere con le liberalizzazioni!!!. La prima a partire con l'abolizione sarà HG3 (la 3) fin dal 2 marzo, Vodafone dal 4 marzo e Tim dal 5 marzo, ultimo giorno utile. Leggiamo dal sito newsblog.windworld, la comunicazione di Wind, che partirà dal 5 marzo, ma solo per chi attiva i nuovi piani tariffari (aumentati dal 20% al 50% per informazione) e, ecco la beffa, anche ai vecchi clienti gia attivi prima del 5 marzo ma solo se passeranno gratuitamente ai nuovi piani tariffari. Se non lo faranno per loro i costi di ricarica del credito verranno mantenuti. Ci sono pervenute inoltre, numerose segnalazioni secondo cui Vodafone non starebbe adempiendo pienamente al decreto per quanto riguarda i limiti temporali all’utilizzo del credito (scadenza della sim). Et voilà, svelato l'inganno. È bastato poco per vanificare il lavoro di Andrea D'Ambra, che con la sua petizione, aveva messo in moto tutto il procedimento.
Di una cosa eravamo certi, l'aumento delle tariffe, ma non ci aspettavamo addirittura un ennesima “presa per il culo”.
Vi terremmo aggiornati sugli sviluppi.
Chiediamo, a chi avesse informazioni in merito agli altri operatori, di postarle. Sarà nostra cura evidenziarle e citarne la fonte.

martedì 27 febbraio 2007

Quando la medicina fa male

Il ritmo di crescita che il complesso medico-industriale registra nei paesi benestanti è molto più rapido di quello della loro stessa forza economica. Questo perché il sistema non si regola tanto sui consumatori quanto piuttosto sui medici, e a questi ultimi spetta un doppio ruolo: se da un lato offrono prestazioni mediche, dall'altro ne regolano anche la domanda. Il numero degli interventi alla schiena, per esempio, aumenta in proporzione alla disponibilità di chirurghi specializzati in questo settore dell'ortopedia. E la quantità di persone ricoverate in un determinato ospedale, per Christian Kóck, ricercatore sanitario del Witten/Herdecke, dipende direttamente dal numero dei posti-letto disponibili. Nella clinica universitaria di Friburgo l'utilizzo di certe prestazioni mediche è stato persino regolato secondo determinati ordini di servizio. Esistono a questo proposito dei documenti interni che si rivolgono a tutti «i collaboratori del reparto di medicina generale del policlinico», redatti dall'assistente con incarichi direttivi Gunther Ruf insieme a un altro medico. Nel primo punto di protocollo di una riunione di servizio il professor Ruf si rivolge ai medi ci di reparto con queste parole: «Da due settimane le prenotazioni nella clinica chirurgica sono in calo e risultano inferiori all'80% delle sue capacità. Da questo momento ogni paziente dovrà essere trattenuto un giorno in più». E in uno dei protocolli successivi si legge ancora: Da un rapporto del professor Ruf concernente l'attuale situazione dei posti-letto all'interno del reparto, risulta che solo l'80% dei suddetti sia prenotato. Qualora ciò sia possibile, i medici di reparto vengono quindi esortati a prolungare la degenza del paziente e a fare in modo di aumentare la percentuale delle prenotazioni. Tale tendenza dei medici a tutelare e accrescere le proprie entrate è un fenomeno che gli economisti chiamano «domanda indotta». Negli Stati Uniti, per esempio, quando tra il 1970 e il 1982 il numero delle nascite scese oltre il 13%, gli ostetrici con una manovra mirata fecero in modo che la percentuale dei tagli cesarei registrasse un aumento. Per questi ultimi, infatti, essi intascavano onorari più alti rispetto a quanto rendevano loro le nascite naturali. Questa progressiva diminuzione dei parti naturali, mossa da ragioni prettamente economiche, è altrettanto evidente in Germania: anche qui, mentre da un lato cala il numero delle nascite, dall'altro aumenta in maniera costante la percentuale dei tagli cesarei. E se un buon 23% di tutti i bambini tedeschi viene al mondo tramite cesareo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che solo il 15% di questi interventi sia giustificato dal punto di vista medico. In molti dei paesi più benestanti l'offerta medica pare in continua espansione. Se nel 1970 i 18 paesi industrializzati spesero in media il 5,2% del loro reddito nazionale lordo per i servizi sanitari, nel 2001 la percentuale toccava già l'8,9%. In Germania la spesa medica ha subito un'escalation addirittura grottesca: le spese per i medicinali, le visite e le operazioni, che nel 1960 ammontavano nei paesi occidentali all'equivalente di 19 miliardi di marchi, meno di quattro decenni più tardi arrivarono nella sola Repubblica Tedesca riunificata a 458 miliardi di marchi (equivalenti a 234,2 miliardi di euro). E mentre nel 1960 in tutto l'Occidente praticavano 113.000 medici, oggi soltanto in Germania ne vivono più di 300.000. L’invecchiamento della popolazione non è sufficiente a spiegare questo vertiginoso aumento delle spese, tanto più che negli anni successivi si sarebbe registrata una nuova esplosione di nascite. Molto più azzeccato ci sembra invece un motto di spirito di Mark Twain: «Quando perdiamo di vista la meta, raddoppiamo gli sforzi». Oltre alla Germania, a investire già più del 10% delle proprie entrate nel settore della sanità vi sono anche la Svizzera e soprattutto gli Stati Uniti, che nel 2001 arrivarono in vetta alla classifica con un incredibile 15%. I funzionari del sistema sanitario e i collaboratori dell'industria farmaceutica amano attribuire questa crescita incessante al trionfo della medicina. Nessuno, del resto, contesta la straordinaria importanza dei trapianti e della chirurgia d'urgenza. O il fatto che polmoniti, setticemie e meningiti, un tempo in gran parte letali, oggi vengano quasi sempre guarite. Ma tali conquiste possono dare un'idea falsata di quanto realmente abbiano influito i progressi della scienza medica sulla salute della gente. Infinitamente più importante, in questo senso, è stato infatti il miglioramento generale delle condizioni di vita della popolazione. Thomas McKeown, studioso britannico di medicina sociale, esaminando i registri mortuari del Galles e dell'Inghilterra scoprì come, per quanto concerne molte malattie tra cui il colera, il tifo, la tubercolosi, il morbillo, la scarlattina e la pertosse, la mortalità avesse cominciato a regredire progressivamente già nel XIX secolo, vale a dire molto prima che venissero identificati gli agenti patogeni delle varie epidemie e che venissero resi disponibili i farmaci capaci di debellarli. La progressiva scomparsa della tubercolosi, per esempio, è secondo McKeown da attribuirsi per un buon 92% al miglioramento delle condizioni di vita e solo per il restante 8% all'utilizzo degli antibiotici. Secondo lo studioso inglese, «la medicina moderna non si avvicina neanche lontanamente all'efficacia che la maggior parte della gente le accorda». Il microbiologo francese René Dubos, pioniere degli studi sugli antibiotici, a questo proposito si esprime così: «L’introduzione della biancheria di cotone, economica e semplice da lavare, e del vetro trasparente, che portò la luce anche nelle dimore più umili, fecero molto di più per arginare le infezioni di tutte le possibili medicine e terapie». E anche oggi i prodotti della medicina moderna - pillole, reparti di rianimazione, strumenti di misurazione altamente tecnologici - non incidono sullo stato generale di salute di una popolazione che per un modesto 10%.
Più s'investe, meno si guadagna Per aumentare una resa così scarsa, investire semplicemente ancora più denaro nel sistema sanitario non basta. Vale infatti in questo caso la legge del profitto decrescente, secondo la quale investimenti sempre più elevati portano rendite sempre più basse, finché, da un certo punto in poi, versare ulteriore denaro non darà più alcun frutto. I dispendiosissimi sistemi sanitari degli Stati Uniti e della Germania potrebbero aver già oltrepassato questo limite: uno sviluppo poco mirato non produce altro che trattamenti inutili e terapie superflue, e in definitiva l'efficacia della medicina può risultarne addirittura danneggiata. In confronto alla maggior parte dei paesi industrializzati la Germania investe in media un terzo di denaro in più nel sistema sanitario. Ciò equivale a 2283,48 euro l'anno per abitante rispetto ai 1757,34 euro spesi in media dalle altre nazioni. Così facendo, tuttavia, il paese non è riuscito ad assicurare ai suoi cittadini una salute migliore: per quanto riguarda quasi tutti i segni distintivi di una buona condizione fisica, la Germania non emerge infatti in alcun modo dal gruppo. L’aspettativa di vita di una neonata tedesca si aggira per esempio intorno agli 80,7 anni, mentre in Giappone, per quanto si investano decisamente meno fondi nel sistema sanitario, una donna raggiunge gli 84,6 anni. All'inizio gli investimenti portano profitti notevoli (come se un medico aprisse il primo studio in un villaggio), ma investendo ulteriormente il guadagno sarà sempre minore (il millesimo studio aperto nel villaggio). Finché, a partire da un certo momento, la curva tenderà ad appiattirsi (più nessun profitto) e persino a scendere, segno che gli eccessi della medicina non portano che danni.

Tratto da libro: “La medicina che non cura”

lunedì 26 febbraio 2007

Chi la fa........l'aspetti

Chi la fa, l'aspetti, recita un vecchio adagio. E, puntualmente, la ruota girando rischia di travolgere il gigante di Redmond, che dovrà pagare 1,52 miliardi di dollari.
Gli avvocati hanno subito affermato che interporranno appello alla sentenza emessa da un tribunale di San Diego a seguito di una citazione congiunta di
Lucent-Alcatel per violazione di brevetti relativi al conosciutissimo formato MP3 di compressione audio.
Microsoft ha sempre affermato la propria buona fede, avendo a suo tempo acquistato dal
Fraunhofer Institut la relativa licenza d'uso per Windows Media Player, ma evidentemente il magistrato americano non si è lasciato convincere. Forse perché la più consistente tra le ragioni accampate da Microsoft è il riferimento alle centinaia di società che si troverebbero nelle medesime condizioni, avendo anch'esse acquistato i medesimi diritti di implementazione dell'MP3 dalla casa tedesca.
Ma il balletto giudiziario sembra solo agli inizi; nel 2006 infatti il gruppo Lucent-Alcatel si è nuovamente costituito contro Microsoft per violazione di brevetto relativamente alla tecnologia video
MPEG-2, mentre una società americana denominata Office Live ha iniziato una causa per violazione di marchio, che deterrebbe sin dal 2002 quale editore di siti internet.

domenica 25 febbraio 2007

Dodici punti più due

Alla fine del prima guerra mondiale il presidente americano Wilson pubblicò quattordici punti che prevedevano la “riorganizzazione del mondo” per la pace. Nel suo piccolo, anche Prodi ha pubblicato i suoi punti prioritari per la pace nel centro sinistra. Anche per dimostrare la nostra buona volontà atlantica però, vogliamo suggerire a Romano Prodi di aggiungere due punti che, certamente nella fretta di questi giorni ha dimenticato: la riorganizzazione del sistema televisivo e una legge seria sul conflitto di interessi. Non sono prioritari, ma “prioritarissimi”. E' abbastanza inutile parlare di nuova legge elettorale (alla francese, alla tedesca o alla genovese) dimenticando questi due dettagli. Voteremo per la quinta volta, fra quattro mesi o fra quattro anni, con questa televisione e questa indecente commistione proprietaria.
Perchè tutto ciò non viene valutato di estrema importanza dai nostri politicanti?.

sabato 24 febbraio 2007

Censura 2007: Le 25 notizie più censurate

“Il nostro stesso futuro dipende dalla conoscenza che questa collezione di notizie soppresse ci permette”
San Diego Review.

Anche quest’anno questo libro ci ricorda che la missione imprescindibile di un giornalista in un paese democratico non cambia e non deve cambiare: il criticismo dell’ordine esistente, il controllo delle istituzioni al potere, il ruolo, sì, di “cane da guardia” continuano a esserne gli elementi portanti.
L’energia, l’entusiasmo, l’impegno e la professionalità dello staff e degli studenti di Project Censored dimostra che questo tipo di giornalismo è possibile. Oggi più che mai. “L’informazione come cane da guardia del potere” appare sempre più spesso, purtroppo, un precetto astratto. Chiunque lavori, o abbia lavorato, all’interno del sistema dei mezzi d’informazione ufficiale sa bene che questo si fonda su un modello di premi e punizioni volto a garantire che la maggioranza rispetti linee di condotta preedeterminate, standardizzate. Sono diversi gli elementi che concorrono a limitare la missione dei giornalisti: tra gli altri, forzature ideologiche, la struttura degli organi d’informazione, le entrate derivanti dalla pubblicità e la cosiddetta pratica del giornalismo “obiettivo” che, paradossalmente, intralcia i media proprio nella ricerca delle verità fondamentali. Spesso la critica rivolta al “giornalismo delle corporation” è stata faziosamente definita alla stregua di una teoria cospirativa, quasi volesse proporre, piuttosto che un’analisi concernente il modo in cui l’establishment mediatico tende a replicare l’ideologia dominante e a tenere lontana la maggioranza della popolazione da idee “pericolose” la tesi secondo cui un ristretto gruppo di persone controlla la mente del pubblico.
Per trent’anni
Project Censored ha raccolto notizie importanti che i principali conglomerati mediatici hanno ampiamente ignorato, dando spazio anche alle più piccole e frammentarie informazioni che potessero generare verità negate. Il materiale raccolto nei volumi del progetto copre una tale varietà di argomenti da rendere ardua qualsiasi divisione in categorie; da esse, in ogni caso, emerge un modello che può senz'altro aiutarci a capire perché le grandi società mediatiche così spesso evitano di accusare i potenti. Questa nuova edizione, dall’11 settembre al trattamento dei detenuti Usa in Aghanistan e in Iraq, dallo stato degli oceani mondiali ai rischi legati agli OGM, dalla morte di Milosevic nel sistema della propaganda allo studio sulla parzialità di Associated Press, ribadisce il carattere fondamentale del progetto: non importa quale sia l’argomento in questione, in ognuno il tema comune rimane la messa in discussione dell'ideologia convenzionale. Il giornalismo di Project Censored non si adegua a certi ideali, li sfida.

Project Censored è un autorevole gruppo statunitense di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo “del giornalismo indipendente in una società democratica“. Nasce nel 1976 da un'idea di Carl Jensen, docente di Scienze della Comunicazione presso la Sonoma State University, California e dal 1996 è guidato da Peter Phillips, docente di Sociologia e da molto tempo attivo in organizzazioni no profit.
LEGGETELO!!!!!.




venerdì 23 febbraio 2007

Libertà......controllata

Le polizie di tutta Europa avranno libero accesso ai database di DNA, impronte digitali e autoveicoli degli altri paesi europei, una mossa denunciata come l'inizio della creazione di un Big Brother Europeo. In un incontro a Bruxelles, riporta il Telegraph, anche l'Home Office britannico (il ministero degli interni) ha dato il suo assenso ad un accordo che prevede una rete di registri criminali nazionali di 27 stati europei.Tutti gli stati membri avranno accesso ai database di DNA e impronte digitali degli altri paesi e l'accesso diretto online al registro veicoli.L'accordo dà il via ad una serie di procedure che porteranno entro il prossimo anno ......alla creazione di un unico database europeo.Per fare un esempio, prendiamo l' amico inglese James Brown, ovviamente schedato nel database criminale nazionale, che va in vacanza in un altro paese europeo, …… fa colazione in un bar, lascia le sue impronte in giro. Nel pomeriggio, in quel bar, una rapina finisce con l'uccisione del barista. La polizia rileva tutte le impronte, accede ai database di tutta Europa e toh!, guarda cosa abbiamo qui... un'impronta corrispondente ad un cittadino inglese schedato nel database criminale.Per James, non sarà una bella notizia l'essere finito in un'indagine di polizia internazionale.La polizia britannica, ricorda il Telegraph, ha già milioni e milioni di impronte schedate, e queste aumenteranno ancora dal 2009, quando saranno obbligatorie per i passaporti e le intenzioni sono di rendere obbligatoria la schedatura di impronte e possibilmente iride per tutti i cittadini dai 16 anni in poi. Limitandosi solo al database criminale, quello inglese è il più grande al mondo, grande 50 volte quello francese.Per finire nel database criminale britannico, basta essersi trovati sulla scena di un crimine, magari come testimone o anche solo di passaggio ore prima del crimine stesso ed aver lasciato impronte. Non esiste la rimozione da tale database, nè per i semplici testimoni nè per indagati che poi risultano innocenti nè per le persone finiteci "per sbaglio", che sono 140000.Nel 1997, con l'avvento di Blair al potere, il database criminale conteneva 700.000 schedati. Ora ne contiene 4 milioni e 200 mila, il 7% della popolazione (una percentuale spaventosa, per darvi un'idea in Europa al secondo posto c'è l'Austria con lo 0.9% seguita dalla Germania con lo 0.4%), e crescono al ritmo pazzesco di mezzo milione l'anno. Un milione degli schedati nel database criminale sono minorenni.Non era difficile immaginare che il sistema britannico avrebbe fatto scuola, estendendosi in tutta Europa.La solita frasetta di patetica giustificazione del progetto stavolta ce la fornisce il ministro tedesco degli interni, Wolfgang Schäuble, che ha affermato: "Il nostro scopo è creare una moderna rete di informazioni per la polizia per un efficace controllo del crimine su scala europea". Ed il governo inglese sostiene come il database sia un preziosissimo sistema da condividere.
L'ultimo tassello del Big Brother inglese diventa il primo di un Big Brother europeo.

giovedì 22 febbraio 2007

Siae: paghi chi pubblica online foto di opere

Il caso di un sito non profit che proponeva foto di quadri riaccende i riflettori sulle norme italiane. Ecco cosa attendersi se si pubblica qualche immagine di troppo senza fini di lucro.
Finire sul lastrico per amore dell'arte e dopo tanto tempo dedicato al proprio sito culturale-didattico. Tutta colpa di alcune fotografie (74) che rappresentano appunto le opere d'arte di artisti viventi, o morti da meno di 70 anni, utilizzate per 54 mesi. Già, perché secondo la legge sul diritto d'autore (Legge 22/4/1941, n. 633) si può essere puniti in maniera molto pesante se si "sfrutta" l'opera d'arte altrui. Anche se si utilizza soltanto una sua riproduzione. Anche se spesso serve per illustrare l'opera e l'ingegno di quell'artista, che poi delega la Siae per riscuotere quasi 5mila euro da un proprietario di un sito amatoriale e non commerciale. Per la precisione: "L'utilizzazione, anche parziale, di un'opera costituisce lesione del diritto morale dell'autore" e "la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli autori". Contro questa utilizzazione non autorizzata l'autore, e i suoi aventi causa, ha il diritto di far valere le proprie ragioni sia in sede penale che civile. E tutto questo vale anche per le foto sparpagliate nel web. Una storia tanto inverosimile quanto eclatante quella accaduta ad Enrico Galavotti titolare del sito
www.homolaicus.com, pagine sparse tra arte e cultura, nel quale il malcapitato utilizzava le sue conoscenze per parlare di numerosi artisti (pittori e scultori) contemporanei presentando le loro opere. Oltre, spesso, a parlarne bene, aveva pensato di farle vedere attraverso comuni riproduzioni fotografiche.E qui sta l'inghippo; perché la Siae sembra mettere sullo stesso piano l'opera d'arte (il quadro, la scultura e quant'altro) con la sua riproduzione (se è vero però che la fotografia di un quadro può essere molto simile all'originale è anche vero che è ben altra cosa la fotografia di una scultura, solo per fare un esempio). Eppure, nonostante sia morto da più di 70 anni (non vi sono più diritti d'autore) l'opera più famosa di Leonardo, La Gioconda, riprodotta ovunque, attira ancora milioni di persone al Louvre di Parigi. Vorrà pur dire qualcosa.Ma la legge italiana non può badare a queste simili sottigliezze e così utilizzare la foto di un'opera d'arte è vietato e si rischia di "sfruttare indebitamente l'ingegno altrui". Questo in sintesi l'amara scoperta dell'"ingenuo" amante dell'arte.

La raccomandata Siae: totale 4.700 euro "Abbiamo rilevato all'interno del vostro interessante sito,scrive un funzionario Siae, la riproduzione di opere dell'arte figurativa protette in base alla legge italiana sul diritto d'autore (Legge 22/4/1941, n. 633) in quanto create da artisti viventi o scomparsi da meno di 70 anni. Alcune di tali opere appartengono al repertorio delle arti visive affidato alla tutela della Siae e non risulta per il loro utilizzo sulla rete Internet essere stata richiesta alla nostra Società alcuna autorizzazione".

mercoledì 21 febbraio 2007

Le tre alternative.....peggiori

ADNKRONOS.
Quirinale 17-5-06: del governo Prodi dopo la cerimonia del giuramento.
(foto Sandra Onofri/adnkronos)

Il governo va sotto e Prodi presenta le dimissioni. Ancora una volta il motivo è incomprensibile alle persone normali. Ancora una volta c'è di mezzo D'Alema, col culo opportunamente coperto da un fiume di parole edificanti sulla sua rivista clandestina (ma ricchissima) ItalianiEuropei. Ancora una volta il cittadino è costretto a leggere e ascoltare le indegne banalità del migliaio di squatter, occupanti abusivi del Parlamento, una cosca di magliari, dal primo all'ultimo, senza eccezioni, che intascano 18mila euro al mese e privilegi senza fine per farsi i cazzi propri a spese (ingenti) della collettività. Ecco. Avessi sottomano questa bella faccia di palta qui di Fernando Rossi (quello che "Voterò la fiducia al governo prodi quando la chiederà al Senato, questo è il mio governo. Fare il senatore mi piace, io voglio restare qui") credo che non sarei pacifista quanto lui e lo piglierei a calci nel culo. Ma tant'è, archiviamo l'aborto al nono mese e riflettiamo sui tre scenari possibili.

1) incarico a Romano Prodi. Lo scontato rimescolio di poltrone non basta, qui c'è l'incognita di una maggioranza che perde pezzi (di merda, di sarebbe da aggiungere) di giorno in giorno. Al momento non c'è maggioranza e l'unica via possibile è trattare un appoggio di tutti i follini e i casini disponibili. Vorrebbe dire tirare avanti qualche mese, togliersi dalla testa le leggi che aspettiamo dal 10 aprile, poi ricrollare miseramente con un nulla di fatto, con lo smacco di aver dato a chi ha posato il culo in parlamento per la prima volta la possibilità di essere mantenuto a vita dalle nostre tasche.

2) incarico a Marini o chi per lui. Sarebbe l'estremo tradimento degli elettori, che il 10 aprile scorso hanno esercitato l'unico diritto loro concesso, scegliendo Romano Prodi. Una soluzione indecente, che dovrebbe rivoltare la coscienza di ogni persona per bene. Ma trattandosi dei politici italiani - la razza più fetente e dannata del pianeta - è possibile che venga scelta. Anche in questo caso, avremmo un governo impegnato esclusivamente a campare fino alla scadenza dell'età pensionabile delle new entry.

3) scioglimento del Parlamento ed elezioni anticipate. E' la soluzione che avrebbe dovuto essere scelta quando cadde il primo governo Prodi. L'ambizione di Massimo D'Alema - anche allora protagonista della crisi - non lo consentì, con le note conseguenze. Speriamo che stavolta non possa nuocere altrettanto. Una soluzione auspicabile, se non per il fatto che si tornerebbe a votare con la legge elettorale universalmente definita "porcata", in realtà amatissima da tutti, perché ha consentito di mettere in parlamento mogli, amanti, politi e portaborse assortiti, alla faccia degli elettori.

Quale alternativa è la migliore (o la meno peggio!!) per il nostro futuro?.

martedì 20 febbraio 2007

IL Blogger in prigione

Da 176 giorni, il blogger e giornalista freelance Josh Wolf rifiuta di fornire al tribunale il materiale girato durante una manifestazione contro il G8 del 2005, ed è rinchiuso in galera. No, non siamo in Cina, siamo negli Stati Uniti d'America, carcere federale di Dublin, California. Il tribunale dice che qualcuno in quella manifestazione tentò di bruciare un'auto della polizia e vuole verificare il materiale di Josh. Josh rifiuta di consegnarlo e di sottostare a quello che sostiene essere un ricatto basato su un semplice pretesto, col reale obiettivo di permettere all'FBI di raccogliere informazioni pescando fra chi protesta e mettendo all'angolo la stampa indipendente, utilizzandola come un braccio della Legge. A Josh non è stato riconosciuto il diritto di proteggere il suo materiale, sancito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America nel 1972. Josh di recente ha scritto una lettera, tradotta qui di seguito e postata sul suo blog dalla madre. Una dura lezione su temi quali la libertà, il potere, il dissenso ...... ed il ruolo dell'informazione nelle cosiddette "democrazie occidentali".
"Sono passati oltre 6 mesi da quando venni portato via da un'aula di tribunale in manette e catene nella Prigione Federale di Dublin. Ad oggi ho trascorso 168 giorni qui dentro e stando ai recenti pronunciamenti del giudice Alsup sembra che non uscirò molto presto.Non avrei mai pensato che tutto questo potesse accadere. Mi hanno cresciuto insegnandomi che gli Stati Uniti sono il più grande paese del mondo. Che il dissenso è non solo permesso ma incoraggiato, e che abbiamo una stampa libera e protetta da interferenze governative. Una notte mi sono addormentato in un'America libera, ma mi sono risvegliato in uno stato di polizia. E' difficile dire quando tale trasformazione si è manifestata; molti potrebbero sostenere che è cominciata pian piano dopo l'11 settembre, alcuni direbbero che è venuta fuori con le menzogne che ci hanno trascinato nella guerra all'Iraq, e altri ancora direbbero che abbiamo imboccato questa strada subito dopo la Rivoluzione Americana. Non so dire con certezza chi abbia ragione, ma so certamente che il risveglio in questa cupa realtà è stato doloroso.Molti mi chiedono perchè ho scelto di sacrificare la mia libertà personale, e ci sono molte ragioni dietro la mia presa di posizione. La più grande è il fatto che una stampa libera, in una democrazia, non può agire come un'estensione del Dipartimento di giustizia. Questo può essere sintetizzato nelle parole di Amy Goodman che di recente ha sostenuto che "noi dovremmo essere il quarto potere non per il Potere (Stato)" [the fourth estate not for the State].Se il Procuratore federale può costringere i giornalisti a testimoniare su quanto hanno appreso tramite il loro lavoro e forzarli a mostrare i loro lavori non pubblicati allora non solo il pubblico non potrà più fidarsi dei reporter, ma i giornalisti stessi diventeranno di fatto dei vice e degli investigatori - un ruolo che pochi di noi vogliono e che io ho rifiutato di accettare. Non è una cosa nuova che pretendo, risale alla fondazione della nostra nazione ed è garantita dal Primo Emendamento della nostra Costituzione.Thomas Jefferson una volta affermò, "Se dovessi scegliere tra un governo senza giornali o giornali senza un governo, sceglierei senza dubbio la seconda opzione". E con queste parole devo chiedermi come si sentirebbe nel vedere le persone che sono scese in strada l'8 luglio del 2005 a protestare contro un governo da cui non si sentono rappresentate e cosa penserebbe della copertura mediatica data alla loro lotta.La seconda ragione che mi spinge a rifiutare di cooperare con la citazione in giudizio del Gran Jury è che l'intera storia non è come il governo vi ha fatto credere che sia. Questa faccenda non riguarda un videotape, nè l'identificazione di sospetti e nè tanto meno si tratta di fare giustizia. Se cosi fosse, il procuratore federale non avrebbe obiettato al fatto che il giudice esaminasse i miei spezzoni nel suo studio privato e sarebbe stato più ricettivo alle interrogazioni fatte dai miei legali.No, questo caso non riguarda un videotape nè la giustizia. L'intera faccenda ruota attorno all'erosione dei diritti alla privacy e alla libertà di stampa. Riguarda l'identificazione dei dissidenti civili e l'utilizzo dei membri dei media come aiuto a quella che è essenzialmente una caccia alle streghe anarchiche. Questo è ciò che ho sempre sospettato sin dall'inizio, ma è diventato evidente con la recente risposta del governo alla nostra mozione. Non permetterò a me stesso di essere messo in condizione di consegnare loro degli anarchici che non sono colpevoli di nulla più che avere convinzioni politiche diverse dalla consuetudine americana.Quante delle libertà promesseci nel Bill Of Rights [i primi 10 emendamenti della Costituzione Americana, ndt] sono ancora intatte? Quante libertà ancora saranno erose? Il futuro è incerto, ma nel presente l'esercito continua a guerreggiare in Iraq nel nome della libertà. Non so se ridere o piangere per la tragica ironia.Il ruolo dei media è fare domande, puntare su queste inconsistenze, e pretendere risposte dai poteri. Questo è il motivo per cui i media sono sotto attacco e per cui è così urgente continuare a resistere. Perchè senza una stampa libera non potremo mai essere davvero liberi. Concluderò con le parole di Mario Savio che definì il movimento per la Libertà di Parola circa 40 anni fa e che ancora oggi hanno una tremenda vitalità. Il 2 dicembre del 1964, nella città di Berkeley, Savio disse "C'è un momento in cui l'operazione della macchina diventa così odiosa, ti rende così crudele nel cuore, che non puoi farne parte, non puoi nemmeno tacitamente farne parte. E devi mettere il tuo corpo davanti alla marcia e davanti alle ruote, sulle leve, su tutto l'apparato, e devi farlo fermare. E devi indicare alle persone che lo guidano, che lo possiedono, che finchè non sarai libero, la macchina non funzionerà più". Grazie, attendo speranzoso il mio ritorno a San Francisco, non appena il governo tornerà in sè e realizzerà che non sarò mai, non posso essere oggetto di coercizione.
Grazie ancora,
Josh Wolf"