giovedì 14 dicembre 2006

IL Valore dell’Acqua

Da pochi giorni, Riccardo Petrella, presidente dell'Acquedotto Pugliese, si è dimesso. Spesso la fretta di prendere posizione non ci aiuta a valutare in modo ponderato cosa è successo. La scampata privatizzazione a Napoli, ha inevitabilmente tracciato una “linea”, ma si sa, viviamo in una nazione che ogni giorno sprofonda nella illegalità, sotto gli occhi di tutti. Ricordiamo a chi l'avesse dimenticato in quale situazione si trova il nostro paese. Quanto sia pesante e determinante lo scontro che si gioca attorno alla gestione pubblica dell'Acquedotto Pugliese e di tutti gli altri, alla privatizzazione dei sevizi idrici nel nostro paese, alla mercificazione di un bene comune come l'acqua. Quanto sia dura e spesso senza risposta l'offensiva in atto nelle regioni da parte dei poteri economici forti e della maggior parte della politica italiana, trasversale al governo e all'opposizione, consociativa negli interessi, che sulle privatizzazioni, sulla ritirata dello stato dall'economia, sulla mercificazione dei beni comuni, oltre a costruire il proprio oligarchico potere, privatizza la politica stessa, cancella ogni cultura pubblica nella coscienza della gente, fa venir meno i legami che tengono assieme una comunità, sta uccidendo la democrazia e la fiducia nelle istituzioni. Quanto questa offensiva sia generale è oramai palese, e riguarda: la Lombardia con la legge regionale che obbliga alla privatizzazione, la Sicilia con il commissariamento dei comuni ribelli, la Toscana che respinge senza discuterla la legge d'iniziativa popolare. Infine le dimissioni sono un sintomo che questa offensiva degli “STROZZINI DELL’ACQUA” ha incrinato una parte del fronte Antiprivatizzazione, proprio là, dove il movimento ha speso i suoi uomini più prestigiosi e collocato la sua trincea più avanzata. Le dimissioni di Petrella dall'Acquedotto Pugliese non sono che l’inizio. Ora l’obiettivo è non disunirsi, un appello al presidente Nichi Vendola, a tutto il movimento alternativo, ai partiti che si sono impegnati nel far assumere al Governo dell'Unione l'impegno di non privatizzare i servizi idrici, affermando il principio che proprietà e gestione devono restare pubblici, i sindacati che sono usciti dal silenzio, i comuni, le province e gli amministratori che non vogliono rompere i legami diretti con i loro cittadini, le imprese pubbliche che hanno voluto restare tali malgrado i ricatti economici. Non abbiamo saputo leggere nella compra-vendita dell'acqua tra Puglia, Basilicata, Molise, Campania le prime manifestazioni della mercificazione dell'acqua. Non abbiamo compreso che nei debiti accumulati dalle passate gestioni dell'acquedotto pugliese con la banca Merrill Lynch, degli indebitamenti sui mercati finanziari di molti dei nostri comuni ed aziende municipalizzate, vediamo tutta la dimensione della politica che si privatizza consegnando se stessa ed i beni di tutti noi cittadini alle banche. Abbiamo capito che per i servizi pubblici locali l'idea, espressa dal presidente della Lombardia, è quella di rendere "bancabili" tutti i servizi pubblici?. E quella ancor più feroce del sottosegretario Letta che promette di stanare i "tesoretti compressi" dei servizi pubblici tenuti nascosti dai sindaci, per liberarli e consegnarli finalmente al mercato: al Monte dei Paschi, a Fideuram, a Banca Intesa, a Caltagirone a Suez lyonnaise. C'è l'immagine della Banca Mac Quaire che acquista con una operazione da 14 miliardi di Euro la Thames Water e di fatto gestisce l'intero servizio idrico inglese!!!!!!. Chiediamo ai parlamentari, ai sindaci, agli assessori, ai consiglieri, agliagli ATO, di organizzarsi per questa battaglia, di darsi forme di presenza visibili, relazionabili con la società civile, di darsi una strategia, una attivazione delle iniziative, delle scadenze, di costituire delle Reti a difesa dell'acqua pubblica. Alla fine tutto questo si ripercuoterà sullo stesso quadro politico nazionale, ne siamo certi. Perciò sappiate che nessuno si salva e si salverà col gioco delle accuse e tirandosi fuori.

1 commento:

Anonimo ha detto...

A pagare saranno i nostri figli.

Roland