giovedì 22 febbraio 2007

Siae: paghi chi pubblica online foto di opere

Il caso di un sito non profit che proponeva foto di quadri riaccende i riflettori sulle norme italiane. Ecco cosa attendersi se si pubblica qualche immagine di troppo senza fini di lucro.
Finire sul lastrico per amore dell'arte e dopo tanto tempo dedicato al proprio sito culturale-didattico. Tutta colpa di alcune fotografie (74) che rappresentano appunto le opere d'arte di artisti viventi, o morti da meno di 70 anni, utilizzate per 54 mesi. Già, perché secondo la legge sul diritto d'autore (Legge 22/4/1941, n. 633) si può essere puniti in maniera molto pesante se si "sfrutta" l'opera d'arte altrui. Anche se si utilizza soltanto una sua riproduzione. Anche se spesso serve per illustrare l'opera e l'ingegno di quell'artista, che poi delega la Siae per riscuotere quasi 5mila euro da un proprietario di un sito amatoriale e non commerciale. Per la precisione: "L'utilizzazione, anche parziale, di un'opera costituisce lesione del diritto morale dell'autore" e "la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli autori". Contro questa utilizzazione non autorizzata l'autore, e i suoi aventi causa, ha il diritto di far valere le proprie ragioni sia in sede penale che civile. E tutto questo vale anche per le foto sparpagliate nel web. Una storia tanto inverosimile quanto eclatante quella accaduta ad Enrico Galavotti titolare del sito
www.homolaicus.com, pagine sparse tra arte e cultura, nel quale il malcapitato utilizzava le sue conoscenze per parlare di numerosi artisti (pittori e scultori) contemporanei presentando le loro opere. Oltre, spesso, a parlarne bene, aveva pensato di farle vedere attraverso comuni riproduzioni fotografiche.E qui sta l'inghippo; perché la Siae sembra mettere sullo stesso piano l'opera d'arte (il quadro, la scultura e quant'altro) con la sua riproduzione (se è vero però che la fotografia di un quadro può essere molto simile all'originale è anche vero che è ben altra cosa la fotografia di una scultura, solo per fare un esempio). Eppure, nonostante sia morto da più di 70 anni (non vi sono più diritti d'autore) l'opera più famosa di Leonardo, La Gioconda, riprodotta ovunque, attira ancora milioni di persone al Louvre di Parigi. Vorrà pur dire qualcosa.Ma la legge italiana non può badare a queste simili sottigliezze e così utilizzare la foto di un'opera d'arte è vietato e si rischia di "sfruttare indebitamente l'ingegno altrui". Questo in sintesi l'amara scoperta dell'"ingenuo" amante dell'arte.

La raccomandata Siae: totale 4.700 euro "Abbiamo rilevato all'interno del vostro interessante sito,scrive un funzionario Siae, la riproduzione di opere dell'arte figurativa protette in base alla legge italiana sul diritto d'autore (Legge 22/4/1941, n. 633) in quanto create da artisti viventi o scomparsi da meno di 70 anni. Alcune di tali opere appartengono al repertorio delle arti visive affidato alla tutela della Siae e non risulta per il loro utilizzo sulla rete Internet essere stata richiesta alla nostra Società alcuna autorizzazione".

13 commenti:

Leone paziente ha detto...

Tutto questo è assurdo!!! Si sta esagerando!!! Tra poco ci faranno pagare anche se parliamo o pensiamo a qualche opera d'arte!!!

Anonimo ha detto...

MA QUESTO VUOL DIRE ESSERE MALATI MENTALMENTE!!!!!!!!!!!!
NON SANNO PIU' COME SPILLARCI QUATTRINI,SU OPERE D'ARTE CHE DI CERTO NON SONO STATE FATTE DALLA SIAE!!!!!!!!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

Vi rammento che la siae ha chesto i diritti d'autore per un coro di bambini di una scuola.

Maurizio

Anonimo ha detto...

Bruciamo la SIAE o meglio ancora
spazziamo via questi parassiti

galarico ha detto...

La risposta all'art della Siae è stata questa:

LA SIAE E L'ARTE DI ARRAMPICARSI SUGLI SPECCHI
E' singolare che la Siae dica, in via preliminare, che chiunque in rete deve pagare i diritti d'autore agli artisti protetti, a prescindere dal carattere lucrativo del proprio sito, e poi, per giustificare i propri "diritti", si appelli al fatto che anche i siti didattici contengono aspetti commerciali attraverso i banner.
Questo sta semplicemente a significare che la Siae sa bene d'aver iniziato a comportarsi in rete in maniera del tutto anomala e che, nel contempo, per poter applicare al web le stesse regole della vita reale, deve necessariamente sostenere la presenza di un carattere "lucrativo" nei siti didattici.
Le affermazioni relative alle pubblicità presenti nel sito homolaicus.com detonano solo una profonda incomprensione di come funzioni il web. Le uniche inserzioni che in homolaicus rendono un minimo sono quelle di Google (i cui contenuti sono contestuali agli argomenti trattati), le altre sono tutte a scopo gratuito o di scambio banner o di pari reciprocità e visibilità, o comunque tali da non giustificare affatto alcun carattere commerciale del sito. E lo posso dimostrare in qualunque maniera.
Si dirà che la Siae non può sapere se da un circuito banner il webmaster ricava o no qualcosa. Ma a noi docenti quando mai è stato detto che un semplice circuito banner trasforma, eo ipso, un sito da didattico a commerciale?
La Siae è in rete da un decennio, esattamente come i docenti, e non s'è mai comportata così nei nostri confronti. Noi siamo funzionari pubblici, dipendenti di un Ministero, svolgiamo un ruolo socialmente rilevante, tutelato dalla Costituzione (non è forse anche dalla formazione che dipende il destino di un paese?). E' da quando è nato il web che agiamo per il bene della didattica e della cultura e quindi anche dell'arte: fino adesso ci siamo limitati a citare le fonti e a scambiarci gratuitamente i materiali. Chi autorizza la Siae a impedirci dal continuare in questa maniera?
Noi docenti non abbiamo ricevuto disposizioni in merito dal nostro Ministro. Chiediamo anzi che intervenga con un provvedimento urgente e ci dica come comportarci. La Siae ha 80.000 artisti da tutelare, ma noi abbiamo milioni di mega da controllare.
La Siae avrebbe dovuto dare comunicazione in una conferenza stampa che aveva intenzione di interpretare la legge 633/1941 in maniera restrittiva per il web didattico e culturale e che, dopo un certo periodo di tempo, si sarebbe comportata in maniera conseguente. Tutto il detto web si sarebbe certamente messo in regola: non a caso nelle interrogazioni parlamentari è stata chiesta una moratoria.
Colpire così proditoriamente i docenti, senza alcun preavviso, mettendoli in una condizione peggiore di quegli studenti che fanno pirateria informatica e che facendola privatamente e senza scopo di lucro, non vengono sanzionati, è stata un'azione a dir poco inqualificabile.
Peraltro nel sito della Siae, per andare a recuperare il file pdf (non esiste neppure un motore di ricerca interno) degli autori protetti, bisogna fare i salti mortali. Non hanno neppure pensato di metterlo nella home page.
Grave comunque resta l'affermazione secondo cui tutti i siti che presentano inserzioni commerciali sono commerciali. Gli ad-sense di Google si trovano su qualunque sito, ma non per questo ogni sito è dotato di p. iva, è iscritto al registro delle imprese, tiene una contabilità... Non riuscire a capire questa cosa è singolare per una Società che dispone del proprio dominio dal 1997.
Che cos'è che qualifica come "commerciale" un sito? Il fatto di vendere beni o servizi, materiali o immateriali, il fatto di avere un carrello, di fare ecommerce o business to business, nonché il fatto di poter fare tutto questo secondo le regole giuridiche previste dalla legge. Homolaicus non fa e non potrebbe fare nulla di tutto questo. Tant'è che la stessa Siae è costretta a dire che nei miei confronti è stata indotta ad applicare "tariffe ridotte, in considerazione dell'uso culturale". Il che in sostanza vuol dire che per la Siae tutti i siti, solo per il fatto di utilizzare immagini protette, diventano siti "commerciali" e che solo in subordine, in ragione dei loro contenuti culturali, possono beneficiare di sconti.
Di qui l'improprietà dell'esempio addotto per giustificare la riscossione dei diritti d'autore: "Se pubblico un libro con decine d'immagini tutelate, il diritto d''autore va corrisposto o no?". Homolaicus non è un editore che pubblica libri con immagini tutelate. Quando "pubblica" qualcosa non lo fa come "editore", a meno che per la Siae non valga l'assunto, del tutto arbitrario, che qualunque webmaster sia ipso facto un editore. Tutti i testi di Homolaicus sono originali e riproducibili in forma gratuita, oppure sono stati presi dalla rete in quella forma che gli americani chiamano "as is", cioè "qua talis", e se a volte vi sono state lacune nella individuazione della fonte, la cosa s'è sempre risolta amichevolmente coi diretti interessati.
Non ha poi alcun senso tecnico sostenere che le immagini usate in un sito web siano una riproduzione fedele dell'originale, quando tutti sanno che il formato jpeg è quanto di più precario si possa pensare a tale scopo, al punto che nessun "editore" si sognerebbe mai di utilizzare le immagini di un ipertesto per farci un libro o un poster o una locandina. Le immagini che ho usato io sono tutte a bassa risoluzione e inutilizzabili persino per uno screensaver.
Ma ciò che più mi mortifica come uomo, come insegnante, come operatore culturale, come amante dell'arte in generale non è tutto questo: è piuttosto il fatto che si insista nel dire che mettendo nel circuito banner cose non attinenti all'arte io violo la dignità morale degli artisti.
Su questo vorrei precisare alcune cose per me molto importanti e facilmente dimostrabili: tutti gli ipertesti rimossi contenevano esclusivamente gli ad-sense di Google (non mi sarei sognato neanche lontanamente di associare - come dice il responsabile dell'Uff. Arti Figurative - "gli alberghi della Riviera romagnola" con "Matisse": frasi di questo e altro genere presenti nell'intervista non potranno certo cadere nel vuoto). Il circuito banner appare in tutte le sezioni principali del sito, che è di tipo "generalista".
In secondo luogo l'immagine di Picasso usata nel puzzle non è stata affatto scomposta o manipolata: le tessere che si vedono sono semplicemente un effetto ottico dell'applicativo in java. E in ogni caso anche se l'avessi scomposta non può certo essere la Siae, che è società privata commerciale, a dire che quel puzzle viola la dignità morale di Picasso. Dov'è quel critico d'arte che direbbe la stessa cosa?
In terzo luogo voglio dire che un docente dovrebbe sentirsi libero di apporre cerchi quadrati linee su un dipinto per poterlo meglio interpretare. Se tale azione didattica fosse del tutto immorale, andrebbe considerata tale anche dopo aver pagato i diritti patrimoniali e non la si dovrebbe neppure vedere nei manuali scolastici.
In quarto luogo debbo dire che la Siae non può chiedere ai docenti di disinteressarsi dell'arte degli ultimi 70 anni o di farci pagare i diritti sopra, come se dall'affronto critico di quell'arte essi dovessero ricavarci chissà quali interessi personali. In realtà il nostro lavoro è quello di esaltare il genio creativo degli artisti e quindi, indirettamente, inevitabilmente, di incrementare, a titolo gratuito, i loro diritti patrimoniali e dei loro eredi.
Lo sanno gli eredi di Picasso, Kandinsky, Klee, Matisse, Marinetti, Balla, Severini, Braque, Cangiullo, Carrà che, obbligandomi a rimuovere 70 mega di materiali dedicati a loro, la Siae ha danneggiato gravemente i loro interessi? Davvero questi eredi avrebbero preferito che avessi messo tutto in un'area riservata? E per quale ragione un giornalista che avesse fatto la stessa cosa non avrebbe pagato nulla alla Siae, in virtù del suo diritto di cronaca?
14-02-2007 inviato a Punto Informatico in risposta all'intervista al responsabile dell'uff. Arti figurative della Siae. punto-informatico.it/p.aspx?id=1892151

Staff Politicamente ha detto...

Ringraziamo galarico, per la precisazione scritta, ma sul suo sito non ne abbiamo trovata traccia.

Un grazie ancora e.....in bocca al lupo!!!.

X staff

Robert Allen

Anonimo ha detto...

Solo una scusa per estorcere denarto da un'azienda commissariata da anni e che da anni continua a rubare miliardi alla gente...ma non mi stupisce, e' statale! Andate ad informarvi quanto prende di stipendio il direttore della SIAE e i suoi sottoposti. Informatevi su quanto prende un commissario SIAE per un controllo in una discoteca o locale qualsiasi una sera...rimarrete stupiti, o forse e' meglio dire...SCIOCCATI! LADRI!!!!!! VERGOGNA!!!!!!

Anonimo ha detto...

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