martedì 6 marzo 2007

Suicidio.......di Stato

Quello del giornalista può essere un mestiere facile: prezzolati e lacché del potere, lottizzati e ben pagati. Ce ne sono a centinaia in Italia e in Russia. Ed in questo Italia e Russia si assomigliano. Ma può essere anche un mestiere difficile, pericoloso e questo quando non si accettano compromessi con la propria coscienza e, conseguentemente, con il potere. E ce ne sono, per fortuna, ancora tanti di questa stazza in Russia, pochi in Italia, ma per loro, la vita è molto più difficile. Era così per Anna Politkovskaja, che ha pagato con la vita nell'ottobre 2006 il suo amore per la verità. E cosi è stato per Ivan Safronov, redattore specializzato in argomenti militari e dell'intelligence del quotidiano russo Kommersant. Lo hanno trovato venerdì sera 2 marzo sul marciapiede dello stabile dove abitava, in Nizhegorodskaya Ulitsa 9, nella zona sud est di Mosca, dopo un volo di cinque piani, strano abitava al terzo. Gli inquirenti del quartiere Taganskaya, competenti per le indagini del caso, hanno subito parlato di suicidio e tanta fretta nel tracciare conclusioni lascia adito a molti sospetti. Safronov aveva un passato di militare di carriera (si era congedato con il grado di colonnello) e di frequente, anzi quasi sempre, interveniva dalle colonne del suo giornale, su questioni inerenti le forze armate, la politica di difesa e il pericoloso (dappertutto ma in Russia più che altrove) mondo dell'intelligence. Safronov con i suoi articoli aveva non poche volte irritato i vertici delle forze armate e sopratutto del FSB, l'erede del KGB. Le sue denunce avevano toccato diversi aspetti della decadenza delle forze armate, come il nonnismo, la corruzione e il peculato degli alti vertici, la carenza di quadri motivati e qualificati, la miserevole situazione delle paghe (che è la causa forse principale della corruzione) e l'assurda guerra in Cecenia, criticando sia le scelte politiche, sia quelle militari. Il Kommersant, in un lungo articolo, spiega che Safronov aveva avvertito i suoi colleghi di avere notizie sul piano russo di vendere armi a Iran e Siria ( parlava di un presunto accordo per la vendita dei missili "Iskander" a Damasco) via Bielorussia. Più volte gli organi di sicurezza avevano tentato di incastralo con l'accusa di rivelazione di segreti di Stato, ma Safronov, candidamente, aveva sempre dimostrato che le informazioni da lui "rivelate" erano state semplicemente tratte da pubblicazioni e siti internet, come nel caso di un reportage sulla fabbrica di missili Souyz-ST, quando l'FSB dovette lasciare in pace il giornalista ex colonnello, dopo che questi gli sbatté letteralmente in faccia il sito da cui le sue informazioni erano state tratte. Al suicidio non crede nessuno, anche perché Safronov non aveva motivo per suicidarsi ma molti ne avevano per suicidarlo. Ma a parte le considerazioni soggettive, è la dinamica stessa del "suicidio" che lascia perplessi: Safranov si è "suicidato" verso le 16,00 (in un'ora in cui la gente è al lavoro e gli stabili sono vuoti, vestito di tutto punto con cappello e cappotto e, accanto al suo corpo, giaceva una busta della spesa. Prova evidente, secondo Konstantin Lantratov, che il collega è stato tramortito e gettato dalla finestra quando rincasava. Un ipotesi condivisa da molti cronisti russi, tanto da spingere l'Associazione dei giornalisti ad aprire un'inchiesta indipendente. L'annuncio è stato dato dal segretario generale Igor Yakovenko, che ha ricordato come dal 1993 sono 214 i giornalisti uccisi mentre svolgevano il loro lavoro: "Siamo il secondo o terzo paese al mondo per quel che riguarda questa tragica classifica, dietro forse solo alla Colombia e forse all'Iraq"."Nessuno dei casi che riguardano la morte di un giornalista nel nostro paese, ha aggiunto Yakovenko, è mai stato realmente risolto". In alcuni casi sono anche stati individuati gli assassini, ma non sono stati processati. O addirittura non sono state aperte inchieste. In ogni caso, mai è stato individuato un mandante. "Siamo molto preoccupati del fatto che questi omicidi stiano aumentando e che questi crimini stiano diventando un affare che rende", ha ribadito il segretario generale dell'Associazione dei giornalisti russi, ricordando l'assassinio della giornalista della Novaya Gazeta Anna Politkovskaya.
Non vorremmo mai che accadesse in Italia, anzi ne siamo certi, non succederà mai in Italia!!!!. Troppo intenti a far marchette per il cliente di turno. Semplicemente sciacalli della notizia.

3 commenti:

Marcello ha detto...

E’ il capitalismo ragazzi e non potete farci niente! Quindi con la caduta del Muro e le “riconquistate libertà” ora che la stampa dovrebbe essere libera, pluralista e senza bavagli, il potere ed i pescicani o caimani si prendono la libertà di assassinare i giornalisti scomodi.
Del resto non è successo anche da noi con i Fava, i Pecorelli, le Ilarie Alpi, e tutte le vittime per una informazione democratica, libera e pluralista.
E risulta che qualcuno sia stato scoperto ed abbia pagato?
Invece al contrario abbiamo la proliferazioni di boschi di “Betulle”, che sembrano essersi adattate più che bene all’ambiente, trovando un “Habitat” estremamnte confortevole e sicuro.
E soprattutto ben retribuito!!!

Anonimo ha detto...

Un altro eroe caduto. Bisognerebbe rialzare un altro muro, risparmiare energia e rendersi indipendenti da questi paesi corrotti. Purtroppo chi ha l'energia compra anche i politici.

Safronov ha detto...

I`m sorry, it`ll be in English. I`m Ivan Safronov creator and owner of www.spacevideo.ru. I have the similar name as Russian journalist of "Kommersant" Ivan Ivanovish Safronov. And I`m still alive. You`re mistaking.